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lunedì 9 Marzo 2026 - 06:47
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Alleati del Sultano

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Vertice di Ankara fra Draghi ed Erdogan: firmati 9 accordi. Si spera in un patto sul grano che porti alla pace. Oggi il confronto del premier con Conte. Prevale il pessimismo. Ghiacciaio: 5 dispersi

Dunque siamo “partner, amici e alleati”. La visita di Mario Draghi e di mezzo governo ad Ankara ha stretto ottime relazioni fra l’Italia e la Turchia del presidente Recep Tayyip Erdogan. Sono stati firmati ben nove accordi commerciali, di cui nei prossimi giorni capiremo meglio i contorni. Si è parlato della guerra in Ucraina, dei migranti, della Libia e degli sforzi turchi per trovare un primo accordo sul grano. Il disegno di Erdogan è molto ambizioso, come spiega bene Alberto Negri sul Manifesto: è una forma di neo imperialismo ottomano, chiamato Patria Blu, “un concetto strategico che dal Mare Egeo, dove i turchi si scontrano con la Grecia, vogliono ampliare al Nordafrica e ancora più in là, al Golfo, dove hanno i loro militari di stanza in Qatar”. Fa impressione che proprio con Erdogan, qualificato come “dittatore” in una conferenza stampa di neanche un anno fa, Draghi avesse avuto attriti diplomatici notevoli. Bene che l’Italia sappia con realismo perseguire oggi una sua “Realpolitik” con un interlocutore chiave. La Turchia oggi è contemporaneamente nella Nato ma non partecipa alle sanzioni contro Mosca. Blocca il cargo russo carico di grano e invita gli ucraini a sedersi ad un tavolo con Mosca. È indubitabile che le speranze di un negoziato passino in qualche modo da Ankara. Detto questo, sarebbe opportuno che l’Europa (e in essa l’Italia) uscisse dalla logica folle del movimento neoconservatore americano, che sta definendo, come l’economista Jeffrey Sachs ha spiegato bene sulla stampa americana, la linea dell’amministrazione Biden. Il mondo non può essere diviso da una nuova cortina di ferro fra Ovest ed Est, dove in Occidente c’è la democrazia, mentre ad Oriente prevale l’autocrazia, come vorrebbe la teoria dei neo con e come ha sanzionato l’ultimo G7. L’autocrate Erdogan, cui vendiamo probabilmente armi, perseguita gli oppositori interni e i curdi. Inutile far finta di niente e rimanere nell’ipocrisia. Che l’Europa assuma un’iniziativa politica, realistica, torni a lavorare per la democrazia e per la pace. Accetti il dialogo e anche la collaborazione col “dittatore” turco (ricordandosi che è tale) ma cerchi allo stesso tempo il negoziato con Mosca.

Interessante da questo punto di vista, il lungo articolo di Federico Fubini oggi sul Corriere della Sera, che analizza quella che potremmo chiamare la dottrina Kissinger. Secondo Henry Kissinger, grande vecchio della diplomazia americana, è un errore lasciare che sia Kiev a stabilire i tempi di un eventuale negoziato. Scrive Fubini, a suo sostegno: “È in queste condizioni che i governi europei devono rispondere alla domanda più scomoda: davvero pensano che solo Volodymyr Zelensky abbia diritto di affrontare la questione del quando e come perseguire un cessate il fuoco?”. Fra l’altro il quadro internazionale si intreccia con una serie di crisi all’interno dei diversi Paesi. Il più grande sostenitore della guerra ad oltranza, il premier inglese Boris Johnson sembra arrivato al capolinea della sua esperienza di governo: si sono dimessi infatti i ministri delle Finanze e della Salute.

Anche il governo italiano guidato da Mario Draghi non sembra navigare in buone acque. C’è grande pessimismo fra gli addetti ai lavori. Oggi pomeriggio alle 16.30 ci dovrebbe esserci il faccia a faccia fra il premier e il leader dei 5 Stelle Giuseppe Conte. La spinta del Movimento è per una rottura. E anche fra i leghisti di Matteo Salvini, si medita su una possibile uscita dalla maggioranza.

La strage del ghiacciaio. Sono sette i morti e cinque i dispersi nella tragedia della Marmolada. Il sindaco di Canazei ha chiuso ora ogni accesso alla montagna, anche per favorire le ricerche dei soccorritori ed evitare i curiosi. Da leggere Franco Prodi sul Foglio: non è detto che il cambiamento climatico sia dovuto all’inquinamento.

Ieri e oggi i tassisti italiani sono scesi in sciopero, creando disagi nei centri cittadini. La protesta è contro la liberalizzazione del settore ed a favore del monopolio. Bell’articolo di Selvaggia Lucarelli per il Domani sul tema. Nuovo boom di contagi. In Italia ieri si sono registrati 132 mila nuovi casi di Covid, mai così tanti da inizio febbraio, con un tasso di positività sopra il 28%. La variante sarebbe l’Omicron 5, più leggera e veloce ma anche meno rilevabile dai tamponi. La procura di Rimini ha chiesto l’archiviazione dell’unica denuncia presentata da una donna molestata all’adunata degli Alpini di maggio. Le denunce alle associazioni femministe erano state seicento.

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