Il Presidente Usa è arrivato a Roma, oggi incontrerà il Papa in Vaticano. Ma ha lasciato negli Usa una situazione complicata. Giuseppe Sarcina per il Corriere.
«Joe Biden ha atteso fino all’ultimo, ma il partito democratico, il suo partito, lo ha fatto decollare per Roma senza aver approvato i due disegni di legge incagliati al Congresso: la manovra su spesa sociale e «climate change», più il pacchetto sulle infrastrutture. In totale circa 3 mila miliardi di dollari da spalmare in dieci anni. Il presidente, però, ha deciso di forzare la mano. Prima di salire sull’Air Force One ha convocato giornalisti e telecamere per annunciare alla Nazione: «Dopo mesi di intensi negoziati abbiamo un accordo quadro, un “frame”, che ci consentirà di investire sulle persone, sulle misure per contrastare i cambiamenti climatici, per ricostruire su basi nuove il nostro Paese. Sono le riforme per le quali mi sono impegnato in campagna elettorale e che hanno ottenuto il voto di 81 milioni di americani. Questo piano ci consentirà di battere la concorrenza della Cina e di altri Stati. Qui non è una questione di destra contro sinistra, ma è una scelta tra competitività e autocompiacimento; tra la capacità di guidare il mondo e la possibilità di farsi travolgere». Biden ha poi elencato ciò che è rimasto nel provvedimento principale, il «Build Back Better»: 1.750 miliardi suddivisi tra sostegni alle famiglie con figli piccoli; fondi per le scuole materne; incentivi per la riconversione energetica degli edifici; crediti di imposta per chi acquista auto elettriche e altro ancora. Ma il leader della Casa Bianca ha sorvolato sulle questioni che ancora dividono moderati e radical. Tra le altre: i prezzi dei farmaci, l’imposta minima del 15% sui profitti aziendali trasferiti agli azionisti, il prelievo su patrimoni finanziari superiori a 1 miliardo di dollari. L’ala sinistra ha mal digerito il taglio di provvedimenti simbolo come il congedo parentale. I due senatori centristi, Joe Manchin e Kyrsten Sinema, non hanno ancora dichiarato ufficialmente l’appoggio al «frame» già venduto da Biden all’opinione pubblica. Così nel pomeriggio la Speaker Nancy Pelosi ha dovuto rinunciare a convocare l’aula per il voto finale. Pelosi ha detto che «il testo del Build Back Better è pronto per la revisione da parte dei parlamentari». In sostanza la trattativa tra i due schieramenti continua. È intervenuto pure l’ex presidente Barack Obama, invitando tutti i democratici «ad appoggiare il presidente» e sottolineando come «il compromesso sia l’unico modo per progredire in democrazia». Biden, dunque, seguirà da Roma il passaggio che può segnare il suo mandato. Oggi vedrà papa Francesco. Poi i due primi bilaterali: con il premier Mario Draghi e con il presidente francese Emmanuel Macron».
A proposito del Papa, in Vaticano dopo il capo della Casa Bianca arriveranno il leader di Seul Moon e il premier indiano Modi. Il punto per Repubblica di Paolo Rodari.
«Oggi il presidente coreano Moon Jae-in, e poi, verso mezzogiorno, Joe Biden. Domani il primo ministro indiano Narendra Modi. Nelle ore in cui Roma è la capitale dei venti Paesi industrializzati ed emergenti della Terra Francesco non rinuncia a tessere una tela diplomatica, anche se non andrà a Glasgow per la Cop26. Nel giro di 24 ore il Papa incontra in Vaticano i leader di tre grandi potenze per affrontare con loro i temi più urgenti, dal riscaldamento climatico alla crisi delle migrazioni fino alle diseguaglianze di reddito. Usa e India, da soli, fanno una quota consistente dei paesi produttori di CO2, quell’inquinamento che dall’inizio del pontificato Bergoglio stigmatizza. Ma sullo sfondo c’è anche un possibile viaggio in Corea del Nord e uno in India che Francesco da tempo vorrebbe fare nonostante ancora manchi un invito da parte del governo. Il tutto mentre è ormai certo un viaggio del Papa a Cipro e Grecia dal 2 al 4 dicembre e poi in Canada per favorire la riconciliazione coi nativi. La prima volta di Biden dal Papa dopo l’elezione avrà un carattere non solo politico, ma anche personale. «Si sono più volte scambiati lettere», ha detto il consigliere per la Sicurezza Nazionale Jake Sullivan. Anche se i temi politici non mancheranno di essere trattati. Francesco tiene particolarmente all’esito dei lavori di Glasgow. Tramite il segretario di Stato Pietro Parolin farà sentire la sua voce. Per lui migrazioni e ambiente sono correlate e sono “il” problema che il mondo deve affrontare oggi con la massima urgenza. Il Papa conosce le posizioni di Biden su aborto e temi etici. E anche se su questo punto ci sono divergenze, la Santa Sede vuole dialogo. Un documento dei vescovi americani che sarà votato fra qualche giorno ha al suo interno un passaggio proprio sull’ammissibilità della concessione dell’eucaristia a politici pro choice. Francesco non vuole barricate e invita i vescovi a riflettere sul fatto che non c’è solo l’aborto fra le emergenze a cui guardare. Da tempo il presidente Moon, presidente della Corea del Sud, spinge perché il Papa vada in Corea del Nord. Il desiderio è che sia il Pontefice il garante di un processo di pace e riconciliazione. Al momento un viaggio a Oriente sembra essere previsto: in Papua Nuova Guinea, una sorvolata già pensata nel 2020 ma non programmata a motivo della pandemia. Lo scorso luglio era stata l’agenzia Fides a scrivere che il capo dell’intelligence della Corea del Sud era «all’opera per la visita di Francesco in Corea del Nord». Domani mattina è previsto il faccia a faccia tra Francesco e Modi. Leader del partito nazionalista indù Bjp che ha al suo interno movimenti ostili ai cristiani, è la prima volta che chiede udienza al Papa. Difficile dire se l’incontro porterà all’apertura di un tavolo per un viaggio papale. Un invito da New Delhi non è mai arrivato anche per l’opposizione dell’ala radicale dei nazionalisti indù».











