L’Europa discute di come gestire il rincaro dei prezzi dell’energia. Mentre le rassicurazioni di Putin (che accusa la stessa Ue di avere sbagliato i calcoli) sulle forniture russe fanno scendere i prezzi in poche ore. Claudio Tito su Repubblica.
«Un’azione congiunta per controllare i costi dell’energia. Da attuare il più rapidamente possibile. E probabilmente con una decisione in occasione del consiglio europeo di fine ottobre. Mentre il prezzo del gas tocca in Europa il suo massimo storico, i leader dell’Unione provano ad organizzare una risposta che metta al riparo gli utenti da rincari esagerati. Nelle settimane scorse era stata ventilata l’ipotesi di acquisti collettivi per tentare di abbassare le quotazioni. Soluzione sollecitata anche ieri, in particolare dalla Spagna. Sebbene la strada più praticabile sia quella di uno “stoccaggio” europeo del gas attraverso l’adesione volontaria delle società di distribuzione. Un modo per avere una riserva pronta all’uso. Opzione esplicitamente appoggiata dal presidente del consiglio, Mario Draghi. «A parte la determinazione a proseguire la strategia di mitigare i costi sociali di questi aumenti dei prezzi tenendo in mente la sostenibilità del processo – ha spiegato il premier italiano – , bisogna pensare a misure di tipo strutturale e ciò avrà luogo all’interno della legge di bilancio». Draghi rammenta che al recente summit era stata in effetti ventilata la possibilità di acquisti comuni, come è accaduto per i vaccini. Sebbene questa sia una strada che nelle settimane successive è stata depotenziata dalle difficoltà tecniche legate a una tassazione diversa dell’energia in ogni singolo Stato. La prossima settimana, allora, nella cosiddetta “tool box” che sarà presentata dalla Commissione, verrà fatto il punto della situazione sul mercato energetico e saranno prospettate alcune soluzioni. Quella che al momento viene considerata più equilibrata si basa sullo stoccaggio volontario. «Certamente reputo una cosa molto positiva non farsi trovare impreparati rispetto a picchi dell’energia che non hanno solo conseguenze sull’economia ma anche sulla distribuzione, sulla diseguaglianza», ha commentato Draghi. Una linea che sembra ormai prevalente visto che pure la presidente della Commissione Ursula von der Leyen annuncia che con le comunicazioni di mercoledì prossimo ci sarà «un punto di partenza» ma è anche chiaro che «per l’Europa c’è un problema di stoccaggio». Il secondo aspetto riguarda il sistema che regola i prezzi. Su cui tutti, per prima ancora la Spagna con la Francia, chiedono un intervento. «Entro fine anno – risponde la commissaria all’Energia Kadri Simson proporremo una riforma del mercato del gas e rivedremo in quel contesto le questioni delle scorte e della sicurezza delle forniture». Nel frattempo, gli effetti dolorosi vengono avvertiti dagli utenti. Per il ministro dell’Economia Franco è una questione centrale nel nostro Paese e in tutta Europa. Si tratta di «uno degli elementi di incertezza più importanti, un tema che va monitorato. C’è un problema di equilibrio tra domanda e offerta di gas». Nelle ultime settimane i picchi del prezzo del gas hanno orientato l’attenzione verso la Russia e sui sospetti che Mosca abbia “giocato” sulle quotazioni per mettere in difficoltà l’Ue. Sospetti che Vladimir Putin respinge al mittente mettendo anzi sotto accusa proprio l’Europa. «Il prezzo è una somma di diversi fattori, comprese azioni affrettate, che hanno portato a uno squilibrio dei mercati europei». «La Russia – ha sottolineato – è un fornitore di gas affidabile per l’Asia e l’Europa e rispetta gli impegni in pieno. Gazprom non ha mai rifiutato di aumentare le forniture di gas all’Europa, se richiesto ». Semmai sarebbe «la politica dei contratti di breve termine ad essersi rivelata errata». Le sue parole hanno fatto flettere di oltre il 10% le quotazioni del gas, che però erano salite del 60% in due giorni. E in qualche modo la Cancelliera tedesca Angela Merkel – che evita sistematicamente i conflitti frontali con Putin – conferma la posizione russa: sta adempiendo ai contratti e il gasdotto Nord Stream 2 non è ancora entrato in funzione».











