È diventato già un caso politico di prima grandezza. Il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani non ha solo attaccato gli ambientalisti radical chic ma è sembrato aprire al nucleare. Facendo infuriare i 5 Stelle. Ci sarà un faccia faccia con Conte. Emanuele Buzzi per il Corriere.
«Ancora uno scontro, una miccia che rischia di diventare un fuoco all’interno del Movimento e della maggioranza di governo. Neanche il tempo di entrare nel vivo della campagna elettorale per le Amministrative e già il clima politico si surriscalda. Ad accendere gli animi sono le parole del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani che – parlando dal palco della scuola di Italia viva – ha toccato alcuni temi caldi. Il ministro ha attaccato: «Il mondo è pieno di ambientalisti radical chic ed è pieno di ambientalisti oltranzisti ideologici. Loro sono peggio della catastrofe climatica verso la quale andiamo sparati se non facciamo qualcosa di veramente sensato». Ma soprattutto, si è spinto – secondo i parametri M5S – un po’ troppo in là in tema di nucleare. «Si stanno affacciando tecnologie di quarta generazione, senza uranio arricchito e acqua pesante. Ci sono Paesi che stanno investendo su questa tecnologia, non è matura, ma è prossima a essere matura – ha detto. Se a un certo momento si verifica che i chili di rifiuto radioattivo sono pochissimi, la sicurezza elevata e il costo basso è da folli non considerare questa tecnologia». Le parole di Cingolani – che vengono dopo mesi di incomprensioni su diversi argomenti: dalle trivelle alle auto elettriche – hanno creato perplessità, per usare un eufemismo, nel Movimento. «Se non reagiamo, ci fanno a pezzi» – commenta a caldo un pentastellato. I big si mobilitano. E anche l’ex premier. Le considerazioni del ministro – precisano fonti M5S – sono ritenute «gravissime» da tutto il Movimento compreso Conte. Ecco allora la necessità di un chiarimento: il presidente M5S e il ministro si incontreranno il prossimo 14 settembre (Conte la prossima settimana sarà al Nord per il tour elettorale). L’annuncio del faccia a faccia arriva all’ora di pranzo: una tempistica che dà l’idea dell’urgenza e delle tensioni nel Movimento scaturite dall’uscita pubblica del ministro. Fin dal primo mattino c’è chi spinge per una presa di posizione pubblica, poi prevale per il momento la linea del dialogo. In ogni caso i falchi M5S sono pronti a tenere il punto: «Se Cingolani va avanti su quei discorsi avrà una fortissima opposizione di tutto il Movimento», è il senso del ragionamento. E i vertici potrebbero assecondare la mossa con i Cinque Stelle pronti a far pesare i loro numeri in Aula. Tamponato il fronte della Transizione ecologica, si apre quello del reddito di cittadinanza con Italia viva pronta a osteggiarlo attraverso un referendum e con gli altri partiti di centrodestra che provano ad abbatterlo per altre vie. Il referendum di Matteo Renzi ha fatto infuriare l’ex ministra del Lavoro nonché «madrina» della norma, Nunzia Catalfo. La senatrice pentastellata parla di «attacchi politici sguaiati» nei confronti della misura e poi contrattacca i «vari Renzi, Salvini, Meloni eccetera».: «Diciamolo chiaro e tondo: a loro non interessa il reddito in sé, i benefici che ha prodotto e gli effetti che potrà dare a medio/lungo termine. Il loro unico scopo è attaccare il Movimento». I vertici per ora fanno spallucce. C’è chi minimizza: «Renzi con il suo 1% non merita alcuna risonanza mediatica – dice un big del M5S -. Andrebbe semplicemente ignorato dato che non rappresenta più nessuno. Lui spara temi unicamente per ragioni comunicative e non di sostanza».











