Piano del governo per la crisi energetica. Consigli per ridurre i consumi domestici. Ma basteranno? Mosca attacca Cingolani: prende ordini da Usa e Ue. Putin compra armi da Kim? Truss ai primi passi
Austerity all’italiana. Sta passando l’idea che basterà cuocere la pasta col metodo suggerito dal premio Nobel Giorgio Parisi (dopo l’ebollizione si butta la pasta e si spegne il gas sotto la pentola), fare docce brevi, tenere il riscaldamento acceso solo per alcune ore, fare le lavatrici di notte ed abbassare i gradi sul termostato… Purtroppo c’è da temere che invece abbia ragione Davide Tabarelli, esperto di Nomisma energia, quando spiega oggi sulla Stampa: “Assieme alle rinnovabili, di cui tutti parlano, il risparmio è il facile appiglio per evitare questioni più difficili, come più carbone, più produzione nazionale, più rigassificatori. La solita fuga, questa volta accelerata, che ci spingerà ancora verso l’impoverimento”. Il piano Cingolani, presentato ieri, non prevede razionamenti. Razionamento è parola tabù in campagna elettorale, ma è difficile immaginare che dal 26 settembre non diventi il tema centrale delle nostre vite. Surreale poi che Mosca attacchi direttamente il Piano italiano, esempio per il Cremlino di come il nostro Paese sia “ostaggio” di Washington e di Bruxelles. Altro che ostaggi. Se non fossimo in una campagna elettorale voluta in modo sciagurato dai 5 Stelle, dalla Lega e da Forza Italia (tenetelo bene a mente quando andate a votare), il Piano del governo sarebbe molto più drastico e solido. Basta vedere che cosa hanno fatto gli altri Paesi europei in questi drammatici giorni. A cominciare dalla Francia e dalla Germania, che si sono aiutate tra di loro.
A proposito di Europa, che cosa combina la Ue? Ursula von der Leyen promette, dalle colonne della Stampa, di accettare lo schema italiano sul price cap, il tetto al prezzo. Il Sole 24 ore prefigura una decisione ancora più radicale: ridimensionare il ruolo del TTF di Amsterdam, sottraendo il prezzo del gas ad un mercato impazzito. Venerdì finalmente ci dovrebbe essere la prima decisione formale dei ministri dell’Energia dei 27. Mancano due giorni e già si teme l’opposizione interna dei Paesi nordici e dell’Est. Vedremo.
La campagna elettorale in questo scenario appare surreale. Mai come ora ci vorrebbe un senso di solidarietà e unità nazionale, visto che la casa brucia. E brucia per davvero. Per la verità l’unico che ha avuto il coraggio di dirlo è stato Carlo Calenda, ma è chiaro che andando al voto e dovendosi leader e partiti contrapporre è molto difficile mettersi intorno ad un tavolo e prendere decisioni comuni. Per di più, quelle da prendere sono decisioni molto impopolari. Meglio far finta di niente, poi si vedrà.
Dal terreno bellico le preoccupazioni vengono ancora dalla centrale di Zaporizhzhia, che non riesce ad avere pace. Clamorosa la rivelazione del New York Times, secondo cui Vladimir Putin starebbe comprando armi dal dittatorre nord coreano Kim Jong Un. Fosse vero, vorrebbe dire che la Cina non appoggia poi così tanto la Russia nell’invasione ucraina, come il Cremlino fa credere. Colpisce fra l’altro la concomitanza (vedi Foto del Giorno) dello zar di Mosca alle esrecitazioni militari comuni con Pechino, che si fa ritrarre in mimetica.
Le altre notizie dall’estero riguardano Londra, dove si è insediata Liz Truss a Downing Street. Boris Johnson, andandosene, si è dipinto come un Cincinnato, che si dedicherà alla sua tenuta di campagna, ma che è pronto a tornare. Anche in GB la situazione economica è molto preoccupante. Salario minimo invece stabilito in California con una legge: un addetto agli hamburger guadagnerà 22 dollari l’ora.
Chiudiamo la Versione con un omaggio allo scrittore Alessandro Baricco, che interviene, dopo la leucemia che lo aveva colpito, in una situazione pubblica: oggi parla al Festival Letteratura di Mantova e racconterà Beppe Fenoglio. Bentornato!











