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L’alluvione di maggio

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Emilia Romagna di nuovo sott’acqua: due morti e mille sfollati. A Kiev la prima battaglia di missili ipersonici. La Caritas sul decreto lavoro. 50 anni fa la strage in Questura a Milano

Un inizio di maggio terribile per l’Emilia Romagna colpita di nuovo da piogge eccezionali che hanno provocato l’esondazione di fiumi e torrenti con conseguenti alluvioni e allagamenti. I dati meteo confermano la caduta straordinaria di acqua avvenuta in pochi giorni e in poche ore. È l’altra faccia della siccità che ha condizionato la stagione invernale, soprattutto al Nord Italia. Il fiume Po non è ancora a livelli normali perché la pioggia è comunque mancata nel nord ovest del Paese, dove il grande fiume padano ha la sua origine. L’estremizzazione dei fenomeni è tipica conseguenza del cambiamento climatico. Questa volta non sono mancati gli avvisi e le allerta delle previsioni e della Protezione Civile, ma l’ondata di maltempo ha comunque messo in ginocchio paesi e città. E purtroppo le previsioni a breve per le prossime ore sono ancora di possibili precipitazioni. «Su un terreno già saturo da due settimane – spiega a Repubblica Carlo Cacciamani dell’agenzia MeteoItalia – ieri hanno insistito altre precipitazioni forti e prolungate. L’acqua, che non sa più dove andare, ce la ritroviamo nei fiumi in piena, o che corre per strada». Il conto provvisorio, per ora, è di due morti e quasi mille persone sfollate.

Le notizie dal fronte bellico sono centrate sulla notte scorsa a Kiev, il cui cielo è stato teatro di una battaglia senza precedenti fra missili ipersonici. L’Ucraina ha fatto sapere di aver neutralizzato la più potente arma del Cremlino, abbattendo i missili Kinzhal lanciati durante un attacco notturno “eccezionalmente intenso”. Ma dagli Stati Uniti è arrivata l’ammissione che almeno una postazione di Patriot è stata colpita. È uno scenario nuovo, che fa intuire quello che potrebbe accadere in occasione della annunciata controffensiva ucraina. Kiev ha annunciato ieri di aver già riconquistato 20 chilometri quadrati a nord e a sud di Bakhmut. Intanto, sotto le bombe, è arrivato a Kiev l’inviato speciale della Cina Li Hui, cui è affidato il delicatissimo compito di portare avanti, anche sotto traccia, il tentativo di un dialogo di pace. Dialogo di pace e possibilità di mediazione che è stata negata a Papa Francesco.

Di Ucraina ma anche di futuro dell’Europa si parla anche a Reykjavik dove sono riuniti i capi di Stato e di governo dei Paesi Ue. Giorgia Meloni incassa una nuova apertura di Parigi. Infatti ieri il presidente Emmanuel Macron ha detto: “L’Italia non può essere lasciata sola davanti alla pressione dei flussi migratori”. Forse oggi ci sarà un faccia a faccia tra i due. Da domani riunione a Hiroshima del G7.

Nella politica italiana si valutano ancora i dati delle amministrative. Elly Schlein ha rivendicato che il Pd è tornato ad essere il primo partito italiano. Mentre, una volta passato il turno elettorale, c’è un nuovo scontro tra Matteo Renzi e Carlo Calenda, per via di una deputata che ha cambiato casacca. Giuliano Ferrara per il Foglio scrive un pezzo dei suoi sull’incomprensione reciproca fra Calenda e la classe politica del nostro Paese. La Caritas italiana ha presentato ieri una serie di proposta di modifica del cosiddetto decreto lavoro, che potrebbero migliorarlo. Vedremo la sensibilità della maggioranza su questo terreno.

Oggi ricorrono 50 anni dalla strage alla Questura di Milano in via Fatebenefratelli: c’è un bell’articolo di Mario Calabresi sul Corriere e una riflessione importante del gip Guido Salvini. Fare i conti con la storia e con la memoria del nostro Paese non dovrebbe dimenticare la strategia della tensione e l’utilizzo delle frange estremiste di destra e di sinistra da parte di poteri forti segreti e internazionali. In questo caso un po’ di sovranismo non farebbe male.

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