Grandi manovre nei partiti. Enrico Letta presenta a Repubblica i sei “saggi indipendenti” al lavoro sul partito e sul nuovo centrosinistra nelle Agorà del Pd. Giovanna Vitale:
«Benedice come «una buona notizia» l’ingresso del M5S nel gruppo dei Socialisti & Democratici, che oggi incontrerà a Bruxelles per «cominciare a discuterne». Dice che il governo non può più indugiare, alcuni nodi deve scioglierli subito: il decreto anti-delocalizzazioni va approvato «in tempi rapidissimi» e così la riforma delle pensioni, il cui tavolo «va aperto immediatamente, non si può aspettare un anno». Spiega che sul fisco non bisogna «parcellizzare gli interventi», ma concentrasi «sulla riduzione delle tasse sul lavoro». Garantisce che «il Pd ha sviluppato gli anticopri contro le correnti». E assicura di non aver ammainato la bandiera sulla legge di cittadinanza, anzi: sarà uno dei primi provvedimenti che varerà se dovesse vincere le elezioni. In partenza per Bruxelles, Enrico Letta partecipa al Forum di Repubblica sulle Agorà democratiche insieme agli “osservatori indipendenti” – Gianrico Carofiglio, Carlo Cottarelli, Monica Frassoni, Anna Maria Furlan, Andrea Riccardi ed Elly Schlein – chiamati dal segretario dem a rappresentare le diverse idee e orientamenti politico-culturali che si intende coinvolgere nella costruzione del famoso “campo largo” del centrosinistra. «Loro sarebbero perfetti per un governo riformista, progressista ed europeista dopo quello di Draghi», li elogia il segretario. Le Agorà È la prima volta che i sei discutono insieme, pubblicamente, del cantiere aperto da Letta. Di cui tutti condividono l’impostazione: ovvero il processo di elaborazione del programma dal basso, come in «una piramide rovesciata», spiega Furlan. «Un modo per rispondere all’astensionismo che ha colpito la nostra democrazia », precisa il leader dem. «Un modo per restituire protagonismo ai cittadini, che decidono su quali temi riunirsi, non sono organizzati dall’alto». E per dar vita a quel «campo largo per battere le destre ». Grazie alle idee fiorite nelle Agorà. «Qui stiamo immaginando le primarie del programma, alla cui stesura parteciperanno i cittadini», insiste Letta. «Siamo già oltre 10mila iscritti». (…) Matteo Renzi starà dentro o fuori il campo largo a cui lavora il Pd? «Oggi entriamo in una fase di costruzione di qualcosa di nuovo e dunque vedremo come ci si avvicinerà a questo progetto, chi vorrà essere protagonista e chi no», replica Letta. «In partenza la porta non è chiusa per nessuno», dice. Sottoscrivendo le parole di Gianrico Carofiglio: «Non sta a noi dare patenti di ingresso in un’alleanza da definire. Le cose andranno in maniera molto naturale », commenta il magistrato-scrittore. «C’è chi dice che Renzi stia guardando verso destra, ma io penso che quella sua o di chi sta con lui sia una dimensione fortemente tattica ». Quirinale e legge elettorale «Come considera la candidatura di Berlusconi al Colle?», chiede un lettore. E un altro domanda: i famosi 101 che azzopparono Prodi, espressione del correntismo sfrenato che da sempre affligge il Pd, si rifaranno vivi? Su questo Letta è chiarissimo: «Non mi piace il gioco politico-mediatico per cui ogni giorno si lancia un candidato, poi un altro, poi un altro ancora, e per tre giorni si gira attorno a questo, come i criceti nella ruota. Di qui in avanti ce ne saranno altri. Io l’ho detto e lo ripeto: di Quirinale se ne parla dopo gennaio. Ora ci sono tante altre questioni aperte, a partire dalla pandemia». Detto ciò, «il Pd in questo passaggio sarà più compatto di quanto si pensi, ha sviluppato gli anticorpi contro le correnti», giura il segretario. Che non si sbilancia neppure sulla revisione della legge elettorale: «Se ne discuterà più avanti, il sistema ora è bloccato in vista del Quirinale, tutti sono su quella partita lì». Il campo largo e la sinistra: «Noi vogliamo costruire campo largo che non è fatto di ex», scandisce Letta. Perciò ha deciso di tornare in Italia «con un progetto ben chiaro in testa: costruire una proposta progressista, democratica vincente e nuova, in linea con quello che sta accadendo in Europa». E anche perché «ci eravamo assuefatti all’idea che Salvini e Meloni avrebbero vinto le elezioni». E invece «le amministrative hanno dimostrato che le destre si possono battere».











