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LETTA CORRE SENZA IL SIMBOLO DELLA DITTA

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Enrico Letta si presenta senza simbolo Pd alle elezioni suppletive di Siena. Claudio Bozza per il Corriere.

«Un cerchio rosso con una scritta bianca all’interno: «Con Enrico Letta». È il simbolo scelto dal segretario del Pd, senza però utilizzare il logo del Partito democratico, per la corsa alle elezioni suppletive per la Camera, che si terranno il 3 e 4 ottobre prossimi, quando gli elettori di Siena dovranno scegliere chi prenderà il posto di Pier Carlo Padoan, l’ex ministro dem che lasciò lo scranno per andare a presiedere Unicredit. Letta, nel collegio uninominale, è appoggiato anche da M5S, Italia viva e altre forze di sinistra. La scelta del numero uno del Nazareno ha sollevato subito polemiche, sia dal fronte alleato, sia da quello avversario. «Il centrodestra ha scelto per Siena un candidato di Siena, un imprenditore del vino, orgoglioso della sua squadra e della sua città – attacca Matteo Salvini, riferendosi all’imprenditore vitivinicolo Tommaso Marrocchesi Marzi -. La sinistra invece candida il segretario del partito che ha distrutto storia e patrimonio del Mps e, per la vergogna, si presenta senza il simbolo del Pd». Il leader della Lega annuncia poi che il 6 settembre tornerà a Siena per «presentare la proposta per il rilancio del Monte e per ribadire i no alla svendita, a migliaia di licenziamenti e alla chiusura di centinaia di sportelli». La sopravvivenza (almeno parziale) della banca più antica del mondo, dopo 549 anni di storia, è infatti il nodo chiave dello scontro tra i due contendenti. Sul territorio è infatti molto forte la preoccupazione per le ripercussioni sui lavoratori che deriveranno dall’annessione del Monte dei Paschi a Unicredit. Secondo la Cgil, solo in Toscana sarebbero a rischio 2.500 posti. Questo simbolo è stato «scelto per privilegiare allargamento e spirito di coalizione – ribatte il segretario del Pd, ieri in campo a Milano a sostegno di Beppe Sala -. E Salvini che annuncia una nuova calata, con visite in ogni Comune del collegio? Bene. Come già l’anno scorso alle Regionali in Emilia-Romagna e Toscana», ironizza Letta riferendosi alle ultime due sconfitte incassate dalla Lega dopo campagne elettorali con forte dispendio di energie. Mps a parte, la scelta di correre senza il simbolo innesca però anche il «fuoco amico»: «Enrico dice di aver condiviso il simbolo con gli alleati? Se lo ha condiviso con se stesso Ha fatto bene», ironizza Stefano Scaramelli, consigliere regionale renziano piuttosto influente nel senese. E poi, aggiunge l’esponente di Iv che (a malincuore) aveva rinunciato a correre alle suppletive proprio contro Letta, previo accordo di non belligeranza con Renzi: «Ricordo le grandi battaglie del Pd, da dove provengo, contro “l’uomo solo al comando”: Salvini, Berlusconi e altri. E ricordo le battaglie interne al partito contro Renzi che non utilizzava il simbolo del Partito democratico alla Leopolda: hanno scordato già tutto?». Mentre dal Pd arriva il solido sostegno, forse inatteso, dall’ex capogruppo al Senato Andrea Marcucci: «Letta è candidato in un collegio uninominale ed è espressione di uno schieramento largo. Trovo che sia rispettoso presentarsi agli elettori senza simbolo di partito e rispettoso, soprattutto, nei confronti della coalizione che lo candida». Intanto, a Siena e non solo, prosegue il conto alla rovescia con gli occhi rivolti al vertice di Unicredit. A breve il colosso bancario dovrebbe svelare il piano industriale che fotograferà ufficialmente come l’assorbimento di Mps si ripercuoterà su marchio e occupazione. E se il piano sarà svelato prima del 3 ottobre, anche se dal Nazareno filtrano indiscrezioni di sondaggi piuttosto incoraggianti, sarà questo il fattore che influirà sul risultato finale. «Se perdo a Siena lascio», ripete Letta in pubblico e ai suoi fedelissimi. Con Marrocchesi Marzi che replica con un poco amichevole: «Rimandiamolo a Parigi».

Il Domani pubblica una lunga inchiesta giornalistica di Giorgio Meletti e Nello Trocchia sui rifiuti tossici in Toscana e la relativa indagine sulle infiltrazioni mafiose nella regione, che ha lambito la politica. Argomento per ora assente dalla campagna elettorale. Ecco uno stralcio dell’inchiesta:

«I veleni sotterrati di cui parliamo sono quelli scoperti dall’inchiesta della Dda, ma non sappiamo quanti altri ce ne siano in giro per la Toscana. È ragionevole credere che tutti gli smaltimenti illegali degli ultimi decenni siano stati scoperti? Lo stesso Letta, in una campagna elettorale per lui decisiva (ha detto che se perde lascerà la segreteria del Pd), parla di tutto fuorché del caso concerie, in cui pure è indagato per corruzione il suo luogotenente di Pisa, il consigliere regionale Andrea Pieroni. Le ragioni di questa rimozione collettiva, che non è solo della politica, vanno ricercate nella particolare struttura a “matrioske” della vicenda. La bambolina più piccola è l’unica che la classe dirigente toscana si dà pena di discutere, come se fosse una novità inimmaginabile, quando invece è sotto gli occhi di tutti da decenni: l’infiltrazione della criminalità organizzata in Toscana che si sarebbe rivelata con l’arresto di Lerose. La reazione di Giani alla deflagrazione dell’inchiesta è stata la proposta di una commissione antimafia regionale. La prima bambolina sta dentro quella un po’ più grande dei rapporti tra ‘ndrangheta e industria conciaria, in cui la criminalità organizzata con tutta evidenza fornisce un servizio prezioso alle imprese che sono le sue mandanti. Poi c’è la terza bambolina, ancora più ampia, che contiene le prime due, ed è quella dei rapporti tra l’industria del cuoio e la politica che ne tutela in ogni modo gli interessi. Il consigliere regionale Pieroni è indagato per corruzione per avere, nell’ipotesi investigativa, ricevuto denaro dall’Associazione conciatori in cambio della presentazione di un emendamento (approvato dal consiglio regionale nel maggio 2020) che allentava la severità delle norme ambientali sullo smaltimento dei rifiuti. La sindaca di Santa Croce Giulia Deidda è indagata per associazione a delinquere insieme ai vertici dell’Associazione conciatori e a Lerose. Ledo Gori, capo di gabinetto (subito silurato) di Giani e del precedente governatore Enrico Rossi, è indagato per corruzione, il direttore del settore Ambiente della ragione Toscana, Edo Bernini, è indagato per abuso d’ufficio. Lo stesso Rossi, lambito dalle polemiche, si è scatenato contro Giani e Pieroni accusandoli di aver aiutato i conciatori in modo «surrettizio e subdolo». C’è infine la quarta matrioska, la più grande, che contiene tutto: l’implicita e indicibile alleanza di fatto tra mafie, politica e imprese sembra per le industrie inquinanti l’unica soluzione al problema del rapporto tra produzione e ambiente».

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