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sabato 3 Ottobre 2026 - 10:14
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Messaggio di guerra

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Mosca muove navi e aerei e porta la minaccia nucleare nel Mar Baltico. Avvertimento Usa a Zelensky: la guerra finirà con un negoziato. Auto benzina e diesel fuori legge nel 2035. L’incubo del non voto

In concomitanza con la riunione dei 54 ministri della Difesa Nato del gruppo Ramstein, che si sono incontrati a Bruxelles, è salita la tensione per i movimenti di mezzi militari russi nel Mar Baltico, che hanno in dotazione armi nucleari. Lo ha denunciato la Norvegia, dichiarando la presenza delle cosiddette “armi tattiche” atomiche. I giornali inglesi hanno anche dato la notizia di aerei di Mosca spiegati al confine con l’Ucraina. Intanto sempre ieri la Difesa olandese ha intercettato tre velivoli russi nello spazio militare polacco. L’ostentazione di mezzi militari da parte di Putin sembra un messaggio diretto alla Nato, così la interpreta Anna Zafesova. Un messaggio da mettere in relazione con le promesse di nuove armi (aerei caccia compresi) fatte a Kiev. Allo stesso tempo i giornali americani oggi insistono su un punto: la prossima offensiva ucraina potrebbe essere l’ultimo sforzo sostenuto dagli Usa e dagli altri alleati occidentali. Scrive Alberto Simoni sulla Stampa a questo proposito «da qualche settimana inviati e emissari di Washington stanno dicendo a Zelensky che questo è «il momento chiave e che non si potrà andare avanti in eterno». A Washington nessuno scorge nelle azioni di Putin, spiragli per un dialogo, ma, si ripete, «le guerre finiscono con i negoziati». Volodymyr Zelensky, da parte sua, ha sempre sottolineato che invece finirà con una “vittoria”.

Intanto dal campo bellico le notizie sono poche e drammatiche. A Bakhmut la battaglia è sempre più dura: i russi usano la strategia di una morsa continua e lenta. «Il tritacarne ha bisogno di tempo», dicono quelli della Wagner. Kiev smentisce l’intenzione della ritirata strategica, di cui si è parlato nei giorni scorsi. Senza reazioni alcune invece lo scoop clamoroso di questi giorni: il famoso giornalista investigativo americano Seymour Hersh, sulla stessa piattaforma indipendente di questa Versione, ha scritto un articolo dettagliato che trovate qui, in cui ha attribuito ad un’azione coperta militare degli Usa il sabotaggio al gasdotto fra la Russia e la Germania. Ne parla oggi Fabrizio Tonello sul Manifesto.

È invece drammaticamente calato l’interesse dei giornali sulla tragedia delle popolazioni colpite dal terremoto in Siria e Turchia. Corrado Zunino su Repubblica racconta il nord ovest della Siria ed è impressionante la situazione che ha visto di persona. Il conto totale delle vittime del sisma, arrivato sopra le 40 mila, è ancora ingannevole perché in questa area non ci sono stati soccorsi, né mezzi per liberare gli eventuali sopravvissuti da sotto le macerie. Soccorsi e mezzi bloccati prima dalle sanzioni occidentali, poi sospese, e quindi dallo stesso Assad, che considera queste zone in mano ai ribelli. Vi ricordo che ad Aleppo ci sono le Ong e la solidarietà del volontariato internazionale, a cominciare da AVSI, Pro Terra Sancta e Caritas che portano aiuto alle popolazioni colpite dal terremoto e lottano ogni giorno, ogni ora per far arrivare viveri e cose in Siria.

I giornali italiani si occupano molto del voto al Parlamento europeo sulle automobili elettriche. Strasburgo ha deciso a maggioranza che i veicoli a benzina, diesel, ma anche ibridi e alimentati a GPL, saranno fuori legge nel giro di dodici anni. È uno choc per tutta l’industria e mette in grandi difficoltà i costruttori e tutto il settore dell’automotive. Intanto alla riunione dell’Ecofin Giancarlo Giorgetti ha incontrato l’opposizione dei Paesi nordici e della Germania sul nuovo Patto di stabilità.

Giorgia Meloni, ancora influenzata, sta metabolizzando il voto delle regionali e cerca di usarlo per migliorare i rapporti all’interno della coalizione. Matteo Salvini pare sollevato dall’aver evitato una possibile debacle elettorale, mentre Silvio Berlusconi ha dovuto fare pubblica ammenda, con un comunicato, per le frasi pronunciate a ruota libera a proposito di Kiev. Prosegue il dibattito sulla disfatta dell’opposizione, Carlo Calenda e Giuseppe Conte sono i principali sconfitti, ma soprattutto l’attenzione è sul fenomeno dell’astensione che ha avuto proporzioni inaspettate. Ne parlano oggi De Rita su Avvenire e Ricolfi su Repubblica.

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