17.4 C
Napoli
giovedì 1 Ottobre 2026 - 09:11
HomePoliticaSCONTRO FRA VON DER LEYEN E MORAWIECKI

SCONTRO FRA VON DER LEYEN E MORAWIECKI

-

La sfida alla Ue lanciata dalla sentenza della Corte costituzionale polacca avrà conseguenze pesantissime. Lo ha detto molto esplicitamente ieri Ursula Von der Leyen. Che ha avuto a Strasburgo un botta e risposta con il polacco Morawiecki. Francesca Basso sul Corriere.

«Ieri il dibattito al Parlamento Ue e domani al Consiglio europeo. Il rispetto dello Stato di diritto in Polonia preoccupa le istituzioni Ue e l’atteggiamento di Varsavia non aiuta. «Il destino della Polonia è nell’Unione», ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, davanti agli eurodeputati in plenaria riuniti a Strasburgo. E il premier polacco Mateusz Morawiecki, intervenuto dopo, ha assicurato che parlare di Polexit vuol dire «raccontare fantasie e menzogne». Ma il confronto è stato durissimo. Von der Leyen ha elencato le inadempienze di Varsavia e le azioni che può intraprendere Bruxelles, Morawiecki ha attaccato le istituzioni, le ha accusate di «ricatto», di «doppi standard» e di volere creare «un super-Stato europeo». Poco prima la presidente von der Leyen ha spiegato che la sentenza della Corte costituzionale polacca, che ha sancito il primato del diritto nazionale su quello comunitario, «mette in discussione i fondamenti dell’Ue» e dunque Bruxelles userà gli strumenti in suo potere per far rispettare lo Stato di diritto, dalla procedura di infrazione all’articolo 7 e al meccanismo di condizionalità, incluso l’eventuale blocco dei fondi del Recovery fund polacco (36 miliardi): «Le regole sono chiarissime – ha detto -. Gli investimenti sono associati alle riforme che devono seguire le raccomandazioni specifiche per Paese. Una di queste, per la Polonia, è il ripristino dell’indipendenza della giustizia». Il premier Morawiecki ha criticato «la lingua delle minacce e delle imposizioni», ma al termine dell’intero dibattito ha manifestato la disponibilità ad abolire la «sezione disciplinare dei giudici» costituita presso la Corte costituzionale «perché non ha risposto alle nostre aspettative». Prima si è scagliato contro i politici che «minaccino e terrorizzino la Polonia. Il ricatto è diventato un metodo di fare politica verso alcuni Stati membri – ha denunciato – ma non è così che agiscono le democrazie». Poi ha ribadito che «il primato del diritto dell’Ue non può essere sopra le costituzioni». «Se vogliamo collaborare – ha concluso- dobbiamo essere d’accordo che ci sono differenze. L’Ue non si disintegrerà solo perché i nostri sistemi legali sono diversi, operiamo così da decenni». Gli eurodeputati si sono divisi: Ppe, S&D, Liberali e Verdi a sostegno della Commissione, Identità e democrazia (il gruppo della Lega) e i conservatori dell’Ecr (di cui fanno parte il PiS polacco e Fratelli d’Italia) con la Polonia. Lo Stato di diritto è stato discusso ieri anche al consiglio Affari generali, dove tutti i Paesi Ue eccetto Polonia e Ungheria hanno ribadito che è «un valore fondante della partecipazione all’Ue». Olanda, Belgio e Lussemburgo, con un’iniziativa autonoma, hanno presentato un documento congiunto molto duro nei confronti di Varsavia e Budapest».

Articoli correlati

- Advertisment -