Decimo anniversario a Lampedusa della strage dei migranti: il governo non c’è. Domani a Granada riunione Ue. Tragedia a Mestre. Oggi inizia il Sinodo ed arriva la Laudate Deum
La serata di ieri è stata segnata dal terribile incidente dell’autobus di linea, precipitato da un cavalcavia vicino a Mestre. Il mezzo è caduto sulla linea elettrica della ferrovia, incendiandosi. Il tragico bilancio provvisorio è di 21 morti e ci sono feriti gravi. Fra le possibili cause dell’incidente si ipotizza un malore dell’autista, morto sul colpo, che pure era considerato esperto e capace dai colleghi.
Il decimo anniversario della strage dei migranti a Lampedusa è stato un giorno di dolore e di ricordo. Perché quei primi 300 morti sono diventati più di ventimila in questi anni. Morti nostri, morti del Mediterraneo, anche se scuri di pelle, poveri, africani o asiatici, donne, bambini, minori che vorrebbero darsi qualche anno in più… è stato un giorno triste anche per l’atteggiamento dei nostri governanti. Sia quelli italiani (per la prima volta l’esecutivo ha disertato le commemorazioni sull’isola) sia quelli europei che da domani si riuniscono a Granada e che dovrebbero finalmente “superare” Dublino. «Preferiscono occuparsi di una persona sola: un giudice di Catania che ha fatto il suo lavoro», ha commentato l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, riferendosi ai nostri membri dell’esecutivo. L’ossessione di Giorgia Meloni, condivisa va detto anche dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel (intervistato oggi dal Corriere), è la lotta ai trafficanti e anche alle Ong. Ma come nota oggi Paolo Lambruschi su Avvenire: “Il traffico è fatto da pezzi corrotti di apparati degli Stati privi dei minimi requisiti di democraticità sulle rotte migratorie che l’Italia e l’Ue in questi anni con accordi di esternalizzazione delle frontiere hanno continuato a finanziare”. Il tentativo di fare della Tunisia la nuova Libia degli aguzzini di migranti per conto dell’Europa è fallita: il memorandum di Cartagine è già carta straccia. E non si capisce, come scrive anche Francesca Mannocchi sulla Stampa, perché sia stata abbandonata l’unica politica europea che ha funzionato in questi anni: quella di Mare nostrum, non a caso interpretata dalla nostra Marina militare con grande spirito di sacrificio e umanità.
Giorgia Meloni ieri ha partecipato al Festival delle Regioni a Torino, incontrando i governatori nell’aula del primo parlamento italiano.All’esterno ci sono stati scontri tra i manifestanti che protestavano per la presenza della premier e la polizia. Sul merito della spesa sanitaria e in genere regionale, Meloni è tornata a spiegare che non ci sono risorse e che bisogna muoversi con responsabilità.
Inizia proprio in questi minuti il Sinodo dei Vescovi, con la Messa celebrata da papa Francesco. Nelle risposte ai “dubia” presentati da cinque cardinali, il Papa ha messo i paletti, come si dice, della discussione sui temi più controversi. Bella la meditazione della vigilia di padre Timothy Radcliffe che riporta oggi Avvenire. Stasera, oggi è San Francesco (auguri!), Bergoglio presenta in diretta web la Laudate Deum, aggiornamento della Laudato si’, su Youtube qui: alle 20 ora di Roma, le 14 a New York, le 19 a Londra.
La sofferenza degli armeni scappati in 120 mila dal Nagorno Karabakh inquieta il mondo. Il governo di Everan ha deciso di voltare le spalle alla Russia, fino ad ora alleata, provocando l’irritazione del Cremlino. Ma, Francia a parte, anche l’Europa è in imbarazzo, visto la pesante dipendenza dal gas dell’Azerbaigian e dal rapporto con la Turchia, vero sponsor della violenza azera. Un po’ come per la Tunisia di Kais Saied o per la Libia degli aguzzini dei migranti, ancora una volta l’Europa sorvola sui diritti umani in base ai suoi inconfessabili interessi.











