Intanto a Pechino si è arrivati alla conclusione del Plenum del Partito comunista cinese. Luca Miele per Avvenire.
«Bisognerà aspettare domani perché qualcosa trapeli dal blindatissimo sesto Plenum del 19esimo Comitato centrale del Partito comunista cinese, in corso da lunedì a Pechino. Una cosa, però, è certa: l’ambizione che giuda il presidente cinese Xi Jinping è quella di tracciare la storia del gigante asiatico per il prossimo (quinquennale) ciclo politico. E non solo. La «risoluzione », che verrà illustrata durante i lavori ai quasi 400 funzionari del Comitato centrale, colloca il presidente Xi al fianco di Mao Zedong e un gradino più su di Deng Xiaoping. Solo Mao Zedong e Deng Xiaoping hanno, infatti, pubblicato una cosiddetta “risoluzione storica”. Solo Mao Zedong e Deng Xiaoping hanno usato le loro dottrine sulla storia cinese per dominare il Partito comunista fino alla loro morte. Come scrive il sito Asia Times, l’orizzonte dell’azione di Xi potrebbe spingersi ben oltre il prossimo mandato, quando cioè l’obiettivo della «prosperità comune» potrebbe diventare – almeno nelle sue intenzioni – reale. Qual è dunque il “disegno” del presidente cinese? Per gli analisti dell’Ispi «Xi vuole riscrivere la storia del partito per identificare un percorso di continuità che vede Mao come l’unificatore della Cina, Deng colui che l’ha resa ricca e lui il leader che l’ha resa forte e la guiderà a diventare prima potenza globale entro il 2049». Resta aperto il “fronte” Taiwan che per la Cina si gioca su un campo ben più ampio: il confronto con gli Usa. Xi ha perso carta e penna e ha inviato un messaggio al National Committee on U.S.-China Relations, no profit con sede a New York, in vista dell’incontro “virtuale” con il presidente Usa Joe Biden, che dovrebbe tenersi la prossima settimana. Xi ha usato toni ambigui, evocando lo spettro della Guerra Fredda. «Le relazioni Cina-Usa sono in una congiuntura storica critica. Entrambi i Paesi guadagneranno dalla cooperazione. La cooperazione è l’unica scelta giusta». Alla base del rapporto deve esserci, però, «rispetto reciproco». Tocca al portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Wang Wenbin fare il “lavoro sporco”. La frecciata è stata scoccata all’indomani dello sbarco a Taiwan di una delegazione di membri del Congresso Usa. Pechino ha chiesto ai politici Usa di interrompere la «collusione» con i «secessionisti » di Taiwan. «Simili tattiche, alla fine, si ritorceranno contro», ha avvertito».











